Capire entità e tipo di dolore nel bambino è una delle cose più complicate per un genitore. Il pianto di un neonato è dovuto a dolore o ad altro? E se si tratta di dolore dove è localizzato? Il bambino più grande che invece verbalizza prova veramente un disagio o somatizza?
Quando supernano era piccolissimo e piangeva sempre, tutti a dar la colpa alle coliche e c’è chi ha azzardato un mal di orecchie.
Supernano era solo… affamato!
Ma quale percezione ha il bambino del dolore? Già a partire dalla 24ª settimana di gestazione, il feto presenta le basi anatomiche e fisiologiche per la percezione del dolore. Nel neonato, in particolare, è stato scoperto che l’organizzazione nervosa deputata al trasporto verso il cervello degli stimoli sensitivi, ha un rapido sviluppo, mentre le vie che dal cervello modulano l’intensità degli stimoli in arrivo, maturano più lentamente; questo determina che i neonati avvertono il dolore con una intensità maggiore degli adulti.
Il dolore è a volte l’unico segno che un bambino, specie se piccolo, è in grado di comunicare ma dare indicazioni generali ai genitori su cosa fare è piuttosto complicato perché a volte si rischia di eliminare l’unico segno importante che può indirizzare il medico verso una diagnosi. Ciononostante qualcosa bisogna fare. Ma, in attesa del proprio pediatra, cosa?
Uso di farmaci antidolorifici: nella maggior parte dei casi non è necessario ricorrere subito ad un farmaco bensì è sufficiente consolare il bambino (con il ciuccio, una caramella, una carezza o un abbraccio). Se invece si decide di somministrare un farmaco, è bene che la scelta sia autonoma solo sporadicamente e che per le somministrazioni successive si consulti il proprio medico.
Nei bambini sono 2 i farmaci antidolorifici che si usano più frequentemente:
i prodotti a base di paracetamolo e quelli a base di ibuprofene. Entrambi agiscono in circa 20-30 minuti. Il paracetamolo può essere somministrato, come in caso di febbre, fino a 4 volte al giorno (ogni 6 ore), mentre l’ibuprofene fino a 3 volte (ogni 8 ore ).
L’aspirina non va usata nei bambini con meno di 12 anni.
I dolori più frequenti:
– mal d’orecchio: è preferibile non usare autonomamente le gocce auricolare che spesso si hanno in casa; il dolore può essere causato da un tappo come da una sottostante otite che le gocce potrebbero peggiorare. In caso di dolore persistente è preferibile somministrare direttamente paracetamolo o ibuprofene. Talora in corso un’otite acuta può essere necessario ricorrere a un antibiotico localmente o per bocca, ma su indicazione medica.
– mal di gola: in questa situazione i farmaci antinfiammatori, pur molto usati, vanno riservati solo ai bambini più grandi e dopo indicazione del medico. Per alleviare il dolore anche in questo caso si possono usare paracetamolo o ibuprofene. Se la causa che ha determinato il mal di gola è una faringite batterica, è necessaria la terapia antibiotica
– mal di testa: meglio l’ibuprofene del paracetamolo, ma in questo caso è necessario accertare l’origine della cefalea in tempi rapidi.
– mal di denti: paracetamolo o ibuprofene, ma se la causa è un ascesso è necessaria la terapia antibiotica.
– mal di pancia: è la situazione più difficile da trattare e per cui dare indicazioni sia perché nell’addome vi sono molti organi e sedare il dolore senza averne individuato la causa è un rischio da non correre, sia perchè il dolore addominale è molto frequente nel bambino e il più delle volte la causa è banale: le coliche gassose nei primi mesi, un’infezione in genere virale nel bimbo più grande, una particolare sensibilità del singolo bambino verso stimoli che possono essere non dolorosi per la maggior parte degli altri bambini, un disturbo funzionale come reazione a un evento stressante. Quindi che fare? All’inizio è sufficiente coprire il bimbo massaggiandogli la pancia; spesso queste semplici manovre consolatorie sono sufficienti. Va prestata maggiore attenzione al dolore che va progressivamente peggiorando, localizzato in una sola zona e che si accompagna a vomito.
– I dolori agli arti: spesso causati dai cosidetti “dolori di crescita“, per cui si intendono dolori muscolari localizzati agli arti inferiori che non presentano gonfiore. Spesso passano con un massaggio.


