C’è un regalo che ogni Natale non manca mai sotto l’albero di casa nostra: la Pigotta.
La prima, regalo di mia mamma, è arrivata quando aspettavo supernano e poi man mano ogni anno la famiglia si è allargata. È un regalo per me, o meglio alla parte di me ancora bambina che adora le bambole di stoffa e che quindi le custodisce gelosamente, ma è un regalo che viene fatto ad un bambino di un paese in via di sviluppo.
Le Pigotte in dialetto lombardo erano le bambole di pezza del dopoguerra; oggi sono le bambole dell’UNICEF, uniche ed irripetibili.
Sono realizzate a mano con fantasia e creatività da nonni, genitori e bambini, a casa, a scuola, presso associazioni e centri anziani di tutta Italia. Con un minimo di 20 € tutti possono adottare una Pigotta e sostenere l’UNICEF e i suoi programmi salvavita dell’Africa centrale e occidentale.
Ogni Pigotta lega chi ha realizzato la bambola, chi l’ha adottata e il bambino che, grazie all’UNICEF, verrà inserito in un programma di lotta alla mortalità infantile denominato “Strategia Accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’infanzia”. Ogni bambola è dotata di un cartellino con il nome e una cartolina da rispedire dove indicare il nome del proprietario. Devo essere sincera, io questo passaggio l’ho sempre saltato, ma mi piace ogni tanto osservare le mie pigotte posizionate su una mensola ben alta sul lettino di microba e pensare ai miei bimbi fortunati e a quella goccia nell’oceano che la mia bambola ha potuto fare per un bambino molto meno fortunato.
Per chi fosse interessato all’acquisto il sito è questo:
http://pigotta.unicef.it/adotta-la-tua-pigotta/ e quest’anno si può comprare anche online.
PS: spero risulti chiaro che questo non è un post sponsorizzato.


