Malinconia…

Malinconia…

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Ogni anno quando chiudo la casa del lago a fine estate mi assale la malinconia. Non tanto per la fine delle vacanze, la ripresa del lavoro o le migliaia di cose, nuove o irrisolte che mi aspettano da settembre, bensì per il tempo che passa. O meglio, che passerà. Torneremo fra un anno, compatibilmente con le ferie extra che riuscirò a “rubare” al nuovo lavoro; microba avrà finito la prima elementare  e a supernano toccheranno le medie. Sono pensieri da folle? Forse. Manca un anno a tutto questo, un anno da vivere. Ma la chiusura di porte e finestre, il salutare gli amici è un suggellare il tempo che passa. E mai come ora è passato.
Guardo le foto qui appese e scattate 10 anni fa. Era la prima estate di supernano una lunga estate trascorsa quasi tutta soli io e lui. Anche allora a settembre piangevo pensando che le successive non me lo sarei potuto godere, ma ogni anno riusciamo a tornare e i miei bambini amano questo posto come da bambina l’ho amato io. Qui microba ha tolto le rotelle alla bici, qui hanno imparato a tuffarsi senza braccioli, qui stanno assaporando le prime libertà. Qui respirano la vita. Anzi la Vita. E pensando a loro, alla loro felicità alle loro conquiste mi sento anche un po’ in colpa per la mia malinconia. Io e i miei bambini torneremo a casa, progetteremo un altro inverno, penseremo alla prossima estate. E pazienza se saranno più grandi o io più vecchia. Perché non molto lontano da noi altri genitori stanno versando lacrime di ben altra natura, altri bambini non potranno salutare gli amici promettendosi una cartolina o un wapp. Ed erano genitori come me, bambini come i miei che amavano quelle case, quella terra che in molti casi era quella dove a loro volta i genitori erano cresciuti.
Guardo ancora i miei bimbi, loro non capiscono perché un po’ piango un po’ sorrido mentre metto in macchina l’ultima valigia. E dentro di me ringrazio per questa ulteriore tappa.